Lavorare in nero è reato

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È ormai risaputo che lavorare in nero è reato in Italia, eppure sono numerosi i cittadini italiani che, pur di guadagnarsi da vivere e mantenere economicamente la propria famiglia, accettano il lavoro nero, nonostante le condizioni che offre siano fuori dalle regolamentazioni legislative.

Ciò, oltre a svantaggiare e danneggiare il lavoratore stesso, causa un enorme danno all’economia dello Stato italiano. Per tutelare i propri diritti lavorativi è possibile denunciare anche in forma anonima un qualunque lavoro in nero di cui si è a conoscenza o di cui si fa parte. (In questo articolo ti spieghiamo come e quanto tempo si ha per denunciare il titolare per la mancata assunzione)

In Italia il settore in cui la percentuale di lavoratori in nero è maggiore è quello dell’edilizia.

Molte volte gli impiegati di questo settore non vengono legalmente assunti e per tale ragione non godono di alcun tipo di garanzia di sicurezza e assicurazione previdenziale in caso di infortuni o morte sul lavoro, molte volte infatti la difficoltà dei lavoratori soprattutto stranieri risiede nel farsi riconoscere con un contratto perché molti datori di lavoro cercano in tutti i modi di risparmiare nascondendo allo stato la presenza dei lavoratori.

Continuate con la lettura di questo articolo per saperne di più sul lavoro in nero e sulle sanzioni che comporta.

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Cosa vuol dire lavorare in nero?

Con lavoro in nero si fa riferimento al rapporto di subordinazione che si instaura tra datore di lavoro e dipendente, in cui il primo non rispetta l’obbligo di inviare la comunicazione alle rispettive autorità, tra cui Inps, INAIL o Centro per l’Impiego. Di conseguenza non vi è l’elaborazione di un contratto regolare e di una fattura per il pagamento.

A lavorare in nero in Italia sono circa 3,7 milioni di cittadini, i quali apportano un valore di 79 miliardi, pari al 4,3% del PIL. Il lavoro nero è però un reato e va denunciato.

Le sanzioni previste per il datore di lavoro che assume in nero sono molto salate, tuttavia è possibile denunciare anche il lavoratore nel caso in cui desidera spontaneamente lavorare in nero per non rinunciare allo status da disoccupato e guadagnarci dei benefici.

Secondo la legge italiana sul lavoro sommerso, l’efficacia è il principio che regola il trattamento dei lavoratori in questo settore.

Ciò che conta non è tanto ciò che è scritto sulla carta, ma ciò che il datore di lavoro effettivamente fa; ciò che conta è il potere manageriale del datore di lavoro e il suo controllo sulle prestazioni dei dipendenti. L’azienda è tenuta a rispettare tutti gli obblighi di legge se il rapporto di lavoro si concretizza.

Denunciare il lavoro in nero

Denunciare il lavoro in nero è possibile in Italia, in quanto si tratta di una pratica che viola non solo la legge, ma soprattutto i diritti fondamentali dell’individuo. Vediamo di seguito quali sono i passaggi da seguire se si ha intenzione di denunciare una situazione di lavoro illegale.

  1. Presso la Direzione Provinciale del Lavoro che si svolge è possibile denunciare i fatti all’Ispettorato del Lavoro.
  2. Raccontare dettagliatamente le mansioni che si svolgono e riportare l’indirizzo della ditta, gli orari di lavoro, la retribuzione ricevuta ed il giorno di inizio.
  3. Presentare prove documentali che attestano il lavoro svolto e prove testimoniali che sostengano la denuncia.
  4. Rivolgersi all’Ufficio Vertenze e Legale di un Sindacato, in cui saranno gli operatori investiti della causa ad aprire la pratica.

Ad essere coinvolti sono anche l’Inps, l’Inail e l’Asl territoriali, i quali hanno il compito di accertare le irregolarità denunciate. L’Inps e l’Inail si occupano di verificare che il datore di lavoro tuteli i diritti del lavoratore; l’Asl, invece, di accertarsi che vengano rispettate le norme igienico sanitarie e relative alla sicurezza.

Per denunciare il lavoro in nero in forma completamente anonima è necessario rivolgersi alla Guardia di Finanza.

Lavorare in nero: sanzioni per il datore di lavoro

Un datore di lavoro che utilizza lavoratori in nero deve affrontare due tipi di problemi. In primo luogo, il lavoratore può chiedere la regolarizzazione del contratto, con conseguenti sanzioni. In secondo luogo, gli ispettori governativi possono imporre sanzioni d’ufficio o su segnalazione dei dipendenti.

Indicate e regolamentate nel Decreto Semplificazioni del Jobs Act. le sanzioni per il datore di lavoro che assume in nero sono molto severe e possono ammontare fino a €36.000. L’importo varia a seconda dei giorni in cui il dipendente lavora.

  • dai €1500 ai €9000 per ogni lavoratore in nero entro i 30 giorni di impiego effettivo;
  • dai €3000 ai €18.000 per ogni lavoratore in nero dai 31 ai 60 giorni di impiego effettivo;
  • dai €6000 ai €36.000 per ogni lavoratore in nero dai 60 giorni in poi di impiego effettivo.

Se il lavoratore è un minore o uno straniero senza permesso di soggiorno la sanzione aumenta del 20%. Il datore può ridurre (ma non evitare) il pagamento soltanto se regolarizza l’impiegato entro 120 giorni con contratto a tempo determinato o indeterminato.

Conseguenze per il lavoratore in nero

Un lavoratore in nero potrebbe avere problemi a causa del fatto che lavora mentre è disoccupato, ma solo sta lavorando in nero e nel mentre riceve l’indennità di disoccupazione dall’INPS.

Un lavoratore potrebbe essere perseguito per falsità ideologica se l’ufficio del pubblico ministero ne verifica lo stato occupazionale (Procura della Repubblica, 2011).

L’INPS chiederà un risarcimento per le perdite subite ammontanti alla disoccupazione che è stata versata al lavoratore, inoltre l’INPS potrebbe anche denunciare il lavoratore.

Lavorare mentre si riceve l’indennità di disoccupazione può portare a conseguenze come la reclusione per due anni o meno per aver ricevuto erogazioni a danno dello Stato o per aver ricevuto indebitamente erogazioni a danno dello Stato.

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