Lavori più richiesti in Italia nel 2026 e professioni del futuro

Chi si affaccia oggi sul mercato del lavoro, o sta valutando un cambio di carriera, si pone quasi sempre la stessa domanda: quali sono i lavori più richiesti in questo momento e su quali conviene puntare guardando ai prossimi anni?

La risposta non è univoca, perché in Italia convivono due fenomeni apparentemente opposti. Da un lato ci sono le professioni tecnologiche e digitali, che crescono a ritmi sostenuti e assorbono nuove competenze legate all’intelligenza artificiale.

Dall’altro restano scoperti migliaia di posti in mestieri tecnico-manuali, spesso meno raccontati ma altrettanto centrali per l’economia del Paese. Capire questo doppio binario è il primo passo per orientarsi davvero, sia che si stia scegliendo un percorso di studi, sia che si stia pensando a una svolta professionale.

Quali sono i lavori più richiesti oggi in Italia

Guardando alle rilevazioni più recenti del Sistema Informativo Excelsior di Unioncamere, il quadro del 2026 conferma un mercato del lavoro in movimento ma segnato da un forte squilibrio tra domanda e offerta di competenze.

Le imprese italiane programmano diverse centinaia di migliaia di assunzioni ogni mese, con una componente rilevante concentrata nei settori della sanità, dell’industria manifatturiera e delle costruzioni, oltre che nel commercio e nella logistica. In cima alle richieste numeriche si trovano ancora oggi le figure legate all’edilizia, come l’operaio edile generico e gli addetti alla posa, insieme a profili sanitari come infermieri e operatori socio-sanitari, sempre più cercati per effetto dell’invecchiamento della popolazione.

Accanto a questi ruoli più tradizionali, cresce in modo costante la domanda di figure commerciali e di vendita, di addetti alla logistica e al magazzino, e di personale nella ristorazione e nel turismo. È quindi riduttivo pensare che “il lavoro più richiesto” sia uno soltanto: la realtà è quella di una domanda diffusa su più fronti, con punte particolarmente alte proprio nei mestieri che richiedono manualità e formazione tecnica, più che titoli di studio elevati.

I settori che faticano a trovare personale

Il dato più significativo del 2026 non riguarda tanto quali lavori vengono richiesti, quanto quanto sia difficile per le aziende trovare le persone giuste. Secondo le rilevazioni Excelsior, quasi una posizione su due tra quelle programmate dalle imprese risulta di difficile reperimento: la percentuale sale ulteriormente per i profili tecnici usciti dagli ITS Academy e per alcune figure specializzate dell’industria, dove la difficoltà di reperimento supera abbondantemente il 60-70%.

I mestieri più introvabili in assoluto restano quelli dell’artigianato tecnico e industriale: fabbri, saldatori, meccanici industriali, elettricisti, idraulici, muratori specializzati e manutentori. Non si tratta di un fenomeno passeggero, ma di un trend che va avanti da anni e che si spiega con due fattori combinati: da una parte l’uscita dal mercato di una generazione di lavoratori esperti che non viene sostituita al ritmo necessario, dall’altra la scarsa propensione dei giovani a orientarsi verso percorsi tecnico-professionali, spesso percepiti come meno prestigiosi rispetto a un percorso universitario, nonostante offrano oggi sbocchi occupazionali immediati e retribuzioni competitive.

Per chi si sta orientando professionalmente, questo squilibrio rappresenta di fatto un’opportunità concreta: la bassa concorrenza tra candidati qualificati in questi ambiti si traduce spesso in tempi di inserimento più rapidi e in un potere contrattuale maggiore rispetto a settori più affollati.

Le professioni più richieste senza laurea

Uno dei cambiamenti più rilevanti degli ultimi anni riguarda il modo in cui le aziende selezionano il personale. Sempre più datori di lavoro italiani stanno adottando modelli di assunzione basati sulle competenze effettive piuttosto che sui titoli di studio formali, soprattutto per i ruoli entry-level, dove il potenziale di apprendimento pesa spesso più del percorso accademico seguito.

Questo apre concretamente le porte a diverse professioni ben retribuite che non richiedono una laurea. Nel settore tecnico-industriale rientrano gli addetti alle linee elettriche ad alta tensione, i macchinisti ferroviari e diverse figure specializzate dell’automazione, che dopo un percorso di formazione professionale possono raggiungere retribuzioni superiori alla media. Nel settore sanitario e sociale, l’operatore socio-sanitario resta una delle figure più richieste, accessibile con un corso regionale della durata di alcuni mesi. Anche il settore finanziario offre un percorso interessante: il consulente finanziario abilitato, dopo aver superato l’esame previsto dall’organismo di vigilanza di categoria, può raggiungere retribuzioni elevate senza un percorso di laurea alle spalle.

Non va infine dimenticato il comparto digitale, che paradossalmente è uno dei più aperti a chi non ha un percorso universitario: tecnico informatico, programmatore, specialista SEO, social media manager e digital marketing specialist sono ruoli in cui contano soprattutto le competenze pratiche certificate da corsi specifici, spesso più della formazione accademica tradizionale.

I lavori digitali e tecnologici più richiesti

Il settore tecnologico resta quello con la crescita più rapida in assoluto. L’intelligenza artificiale, in particolare, è oggi l’area con il maggior aumento di annunci di lavoro in Italia, con incrementi percentuali a doppia cifra rispetto agli anni precedenti secondo le rilevazioni degli osservatori universitari specializzati. Le figure più cercate in questo ambito sono l’ingegnere specializzato in intelligenza artificiale e i ruoli di coordinamento tecnico legati all’AI, seguiti da vicino dagli specialisti di analisi dati, chiamati a trasformare grandi quantità di informazioni in indicazioni utili per le decisioni aziendali.

Accanto all’intelligenza artificiale, la cybersecurity continua a rafforzarsi come area strategica, spinta non solo dall’aumento degli attacchi informatici ma anche da un quadro normativo europeo più stringente, che impone requisiti di sicurezza a un numero crescente di aziende e pubbliche amministrazioni. Restano inoltre solide le richieste di sviluppatori, in particolare full-stack, capaci di muoversi tra front-end, back-end e integrazioni cloud, profili preziosi soprattutto per piccole e medie imprese che devono digitalizzarsi rapidamente senza avere grandi strutture IT interne.

Va precisato che l’intelligenza artificiale non sta eliminando in blocco intere professioni, quanto piuttosto trasformando le mansioni più ripetitive all’interno di ruoli esistenti: questo significa che, nella maggior parte dei settori, la richiesta reale è di competenze digitali di base applicate al proprio ambito, più che di una riconversione totale verso professioni puramente tecniche.

Le professioni più richieste nei prossimi cinque anni

Per capire dove si sta muovendo il mercato del lavoro nel medio periodo, il riferimento più autorevole a livello internazionale è il Future of Jobs Report del World Economic Forum, che raccoglie le previsioni di oltre mille grandi datori di lavoro globali su un orizzonte 2025-2030. Il rapporto stima una trasformazione profonda ma nel complesso positiva: si prevede la creazione di circa 170 milioni di nuovi posti di lavoro nel mondo, a fronte di circa 92 milioni che verranno persi o profondamente trasformati, per un saldo netto positivo intorno al 7%. È importante chiarire che si tratta di stime globali e non di un dato specifico sull’Italia, ma indicano comunque la direzione che anche il mercato italiano sta seguendo, in coerenza con i dati Excelsior nazionali.

Tra le aree che secondo il report cresceranno più rapidamente nei prossimi cinque anni figurano, in sintesi, cinque grandi ambiti: le professioni legate ai dati e all’intelligenza artificiale, i ruoli tecnici legati alle energie rinnovabili e alla transizione ecologica (come ingegneri ambientali e specialisti di veicoli elettrici), le professioni sanitarie e assistenziali sostenute dall’invecchiamento demografico, i ruoli educativi come gli insegnanti, e infine le figure legate alla logistica e alla sicurezza, favorite anche dalla tendenza delle aziende a riportare produzione e fornitori più vicino ai mercati di riferimento. Accanto alle competenze tecniche, il report sottolinea che cresceranno in parallelo anche le competenze cognitive e relazionali, segno che il futuro del lavoro premierà i profili capaci di unire capacità tecniche e capacità umane, più che le competenze puramente specialistiche.

Quali lavori cresceranno nei prossimi dieci anni

Se si allarga lo sguardo a un orizzonte più lungo, dieci anni, le previsioni diventano necessariamente meno precise nei numeri, ma più chiare nelle tendenze di fondo. Tre fenomeni strutturali continueranno con ogni probabilità a guidare la domanda di lavoro anche nel prossimo decennio: la diffusione sempre più capillare dell’intelligenza artificiale e dell’automazione, l’invecchiamento della popolazione italiana ed europea, e la transizione verso un’economia a minor impatto ambientale.

Sul fronte tecnologico, è ragionevole aspettarsi che le competenze legate all’AI smettano di essere un ambito specialistico per diventare una competenza trasversale richiesta in quasi ogni professione, un po’ come è accaduto con l’informatica di base negli ultimi vent’anni.

Sul fronte demografico, la domanda di personale sanitario, assistenziale e di supporto agli anziani è destinata a crescere in modo strutturale, non ciclico, perché legata a un cambiamento della piramide della popolazione che non si esaurirà in pochi anni. Sul fronte ambientale, i ruoli legati a energie rinnovabili, efficientamento energetico ed economia circolare continueranno a espandersi, sostenuti sia dalla normativa europea sia dagli investimenti pubblici e privati nel settore.

A questi tre assi si aggiunge un elemento più difficile da quantificare ma altrettanto rilevante: la capacità di adattamento e di apprendimento continuo, che diventerà essa stessa un requisito professionale, indipendentemente dal settore scelto.

Dieci lavori che hanno realmente un futuro

Incrociando i dati italiani di Excelsior, le classifiche internazionali come quella di LinkedIn sui lavori in crescita e le previsioni del World Economic Forum, è possibile individuare un gruppo di professioni che, per motivi diversi, presentano oggi le prospettive più solide: da un lato quelle sostenute dalla trasformazione digitale, dall’altro quelle sostenute da bisogni strutturali della società che nessuna tecnologia può sostituire nel breve periodo.

ProfessionePerché ha prospettive solide
Ingegnere e specialista AIDomanda in forte crescita, offerta di candidati qualificati ancora limitata
Data analyst / data scientistNecessario in quasi tutti i settori per trasformare i dati in decisioni
Specialista cybersecuritySpinto da normative europee sempre più stringenti sulla sicurezza digitale
Infermiere e professioni sanitarieDomanda strutturale legata all’invecchiamento della popolazione
Operatore socio-sanitario (OSS)Accessibile senza laurea, fabbisogno costante nell’assistenza
Elettricista e installatore specializzatoTra i profili più introvabili, essenziale anche per la transizione energetica
Saldatore e meccanico industrialeManodopera qualificata scarsa, centrale per manifattura e riparazioni
Ingegnere ambientale / energie rinnovabiliSostenuto da investimenti pubblici e normativa sulla transizione ecologica
Sviluppatore full-stackRichiesto da PMI e scale-up per digitalizzazione rapida
Insegnante e formatoreDomanda in crescita indicata anche a livello internazionale dal WEF

Non è un elenco definitivo né esaustivo, ma restituisce bene la doppia anima del mercato del lavoro italiano dei prossimi anni: da un lato la spinta tecnologica, dall’altro la solidità dei mestieri legati a bisogni che non si esauriscono, come la salute, l’energia e le infrastrutture.

Quali competenze conviene sviluppare oggi

Al di là della singola professione scelta, i dati concordano su un punto: le competenze richieste stanno cambiando più velocemente delle professioni stesse. Una parte significativa delle abilità oggi richieste ai lavoratori è destinata a trasformarsi o a diventare obsoleta entro pochi anni, il che rende la capacità di aggiornarsi continuamente più importante del singolo titolo di studio conseguito.

In termini pratici, conviene investire su due livelli paralleli. Il primo è quello delle competenze tecniche di base legate al digitale e, sempre più, all’utilizzo consapevole degli strumenti di intelligenza artificiale applicati al proprio settore, anche per chi lavora in ambiti non tecnologici. Il secondo livello, altrettanto importante, riguarda le competenze trasversali: capacità di comunicazione, adattamento al cambiamento, lavoro in team e problem solving, aree che secondo le previsioni internazionali cresceranno di pari passo con quelle tecniche. Chi riesce a coltivare entrambi i livelli, tecnico e relazionale, si trova nella posizione migliore per intercettare le opportunità che il mercato del lavoro italiano offrirà nei prossimi anni, indipendentemente dal settore di partenza.

Domande frequenti

Qual è il lavoro più richiesto oggi in Italia?

Non esiste un unico lavoro “più richiesto”: tra le posizioni con più assunzioni programmate ci sono l’operaio edile, le figure sanitarie come infermieri e OSS, e i profili commerciali e di logistica. Tra i mestieri più difficili da coprire, invece, spiccano elettricisti, saldatori e meccanici industriali.

Quali sono i mestieri più richiesti oggi?

Oltre ai ruoli tecnologici legati a intelligenza artificiale, dati e cybersecurity, restano molto richiesti i mestieri tecnico-manuali dell’edilizia e dell’industria, insieme alle professioni sanitarie e assistenziali, penalizzate da una carenza cronica di candidati qualificati.

Quali saranno i lavori più richiesti in futuro?

Secondo le previsioni internazionali, cresceranno soprattutto le professioni legate a dati e intelligenza artificiale, energie rinnovabili, sanità e assistenza, istruzione e logistica, con una domanda crescente anche di competenze relazionali accanto a quelle tecniche.

Quali lavori saranno più richiesti tra 10 anni?

Nel lungo periodo peseranno soprattutto tre fattori strutturali: la diffusione dell’intelligenza artificiale come competenza trasversale, l’invecchiamento della popolazione, che sosterrà la domanda di personale sanitario e assistenziale, e la transizione ecologica, che continuerà a far crescere i ruoli legati a energia e sostenibilità.

Quali sono i 10 lavori che hanno davvero un futuro?

Tra le professioni con le prospettive più solide rientrano ingegnere e specialista AI, data analyst, specialista cybersecurity, infermiere, operatore socio-sanitario, elettricista, saldatore, ingegnere ambientale, sviluppatore full-stack e insegnante: un mix tra tecnologia e mestieri legati a bisogni strutturali della società.

Quali sono le 5 professioni del futuro?

Guardando ai prossimi cinque anni, gli ambiti con la crescita più marcata sono intelligenza artificiale e analisi dati, energie rinnovabili e sostenibilità, sanità e assistenza, istruzione, e logistica/sicurezza legata alla riorganizzazione delle catene produttive globali.

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