Gli italiani sono tra i popoli più risparmiatori d’Europa. Eppure, se si guarda dentro i conti correnti, la realtà è più complessa di quello che i titoli dei giornali lasciano intendere. La ricchezza c’è, è enorme, ma è distribuita in modo molto diseguale. E spesso, anche chi ha qualcosa da parte, lo tiene fermo in modi che nel lungo periodo lo penalizzano.
Vediamo i numeri reali, aggiornati, senza giri di parole.
La ricchezza finanziaria totale degli italiani
Partiamo dalla fotografia più recente. Secondo l’elaborazione di dati Banca d’Italia e Istat realizzata da Fabi e Withub al 31 dicembre 2024, le famiglie italiane hanno accantonato complessivamente 2.211 miliardi di euro, pari a 37.525 euro pro-capite.
Un numero imponente. Il problema è come quei soldi sono distribuiti e, soprattutto, dove vengono tenuti.
Dei 2.211 miliardi totali, ben 1.131 miliardi sono fermi sui conti correnti e depositi bancari. Solo 1.079 miliardi risultano effettivamente investiti in fondi, azioni o altri strumenti finanziari. In pratica, metà del risparmio italiano dorme sui conti, esposto all’erosione dell’inflazione.
Quanti soldi ha in banca una famiglia italiana media?
Se si scende dal livello aggregato a quello della singola famiglia, il dato più citato è questo: il saldo medio di una famiglia italiana sui conti correnti si aggira intorno ai 15.000 euro.
È una media, e come tutte le medie racconta solo una parte della storia. Guardando la distribuzione dei conti bancari italiani, il quadro è molto più frammentato:
Il 77% dei conti correnti ha meno di 12.500 euro depositati, con una giacenza media di circa 2.200 euro. Solo il 7% dei conti supera i 50.000 euro, ma è questa fascia a concentrare quasi la metà dell’intero denaro depositato in Italia. In cima alla piramide, appena lo 0,02% dei conti — circa 115.000 in tutto — supera i 500.000 euro, con una media che sfiora il milione.
Il messaggio è chiaro: la media da 15.000 euro è tirata verso l’alto dai grandi depositi. Per la maggioranza degli italiani, il saldo reale è molto più basso.
Risparmio medio annuo: quanto mette da parte una famiglia?
Secondo i dati Banca d’Italia e Istat, il patrimonio complessivo medio per famiglia — includendo conti correnti, investimenti e patrimonio immobiliare — ammonta a circa 176.000 euro. Ma solo il 37% delle famiglie riesce effettivamente a mettere da parte qualcosa ogni mese.
Chi risparmia, in media accantona circa il 10% del reddito netto annuo, una percentuale in calo rispetto al 12% degli anni precedenti. L’eccezione è il 2020, quando il risparmio forzoso legato alla pandemia — meno consumi, più incertezza, sussidi statali — aveva gonfiato temporaneamente i conti correnti italiani fino a 1.240 miliardi di euro. Un picco che non si è poi tradotto in investimenti, ma è rimasto parcheggiato in liquidità.
Chi ha più di 100.000 euro in banca?
Guardando la distribuzione dei redditi dichiarati, emerge un quadro che non sorprende chi vive la realtà quotidiana italiana:
17,2 milioni di contribuenti hanno dichiarato un reddito tra 0 e 15.000 euro, 14,5 milioni tra 15.000 e 29.000 euro, 6,9 milioni tra 29.000 e 55.000 euro. Solo 1,4 milioni di persone supera i 100.000 euro. I milionari — chi ha in banca almeno un milione di euro — sono circa 3.600 individui.
La mappa geografica del risparmio: dove si vive meglio finanziariamente
Non tutti gli italiani risparmiano allo stesso modo, e la geografia conta moltissimo. Secondo lo studio Fabi-Withub del 2025, le province con il risparmio pro-capite più alto (depositi + investimenti) sono:
Milano guida con 71.671 euro pro-capite, seguita da Biella con 61.711 euro e Modena con 57.238 euro. Nelle prime posizioni figurano anche Piacenza, Genova e Cuneo. In fondo alla classifica si trovano le province del Sud: Siracusa, Trapani e Crotone, con valori che non superano i 16.000 euro pro-capite.
Il divario Nord-Sud sui risparmi è netto e strutturale, e riflette differenze storiche di reddito, occupazione e accesso ai servizi finanziari.
Dove finiscono i risparmi degli italiani?
Secondo la ricerca Fabi, la ricchezza finanziaria degli italiani è così ripartita: il 30% è in conti correnti, conti deposito e contante; il 26% in azioni; il 20% in polizze assicurative; il 13% in fondi comuni ed ETF; il 7% in obbligazioni.
C’è un paradosso evidente: gli italiani risparmiano con disciplina e con buone intenzioni — per i figli, per la pensione, per gli imprevisti — ma poi parcheggiano quei soldi sullo strumento meno efficiente, il conto corrente, dove l’inflazione li erode silenziosamente nel tempo.
Il problema della scarsa cultura finanziaria
Gli italiani sono storicamente un popolo di risparmiatori. Durante il boom economico degli anni ’60 erano tra i più virtuosi al mondo. Ma risparmiare non equivale a investire, e la differenza nel lungo periodo è enorme.
Il confronto europeo lo conferma: secondo i dati BCE, l’Europa ha uno stock di risparmi pari a 9.500 miliardi di euro, tre volte superiore a quello degli Stati Uniti, con un tasso di risparmio del 15% contro il 5% americano. Eppure, solo il 31% di quei risparmi è investito in azioni e fondi. In Italia la quota è leggermente migliore (41%), ma il grosso resta fermo.
Il risultato? I risparmi ci sono, ma faticano a lavorare per chi li ha messi da parte.
Come migliorare la gestione del proprio risparmio
Non serve diventare esperti di finanza per fare scelte migliori. Bastano alcuni principi di base.
Il primo è la consapevolezza: tieni traccia di entrate e uscite mensili, stila un bilancio familiare e metti da parte la quota di risparmio subito, prima di iniziare a spendere. Un bonifico automatico verso un conto separato è il modo più semplice per farlo senza doverci pensare ogni mese.
Il secondo è il fondo emergenze: avere da 3 a 6 mesi di reddito disponibile in un conto deposito (non sul conto corrente) è la base per non dover ricorrere a debiti o vendere investimenti in caso di imprevisto.
Il terzo è non lasciare la liquidità in eccesso ferma. L’inflazione, anche quando sembra sotto controllo, erode il potere d’acquisto del denaro parcheggiato. ETF a basso costo, fondi comuni e piani di accumulo sono strumenti accessibili anche a chi non ha grandi capitali.
Infine, alcuni comportamenti concreti per liberare risorse ogni mese: controlla gli abbonamenti con rinnovo automatico, limita gli acquisti d’impulso, fai la lista della spesa, evita gli scoperti di conto corrente che generano interessi passivi. Piccoli aggiustamenti che, sommati, fanno una differenza reale nel tempo.
In sintesi
Gli italiani hanno risorse enormi, ma distribuirle meglio — sia tra le famiglie che all’interno del proprio portafoglio — resta una sfida aperta. Chi riesce a passare dalla semplice liquidità a una gestione più consapevole del risparmio, anche con piccoli passi, costruisce nel tempo una posizione finanziaria molto più solida.
I numeri ci sono. Manca ancora, troppo spesso, la cultura per utilizzarli bene.