Quante ore lavora un medico di base?

Tre ore al giorno. È il luogo comune più diffuso — e più sbagliato — sul medico di famiglia. Chiunque abbia mai aspettato una risposta a un messaggio mandato alle sette di mattina, o abbia ricevuto una ricetta compilata mentre il proprio medico era ancora in giro per visite domiciliari, sa già che la realtà è un’altra. Ma i numeri ufficiali lo confermano.

Cosa dice davvero il contratto: le ore minime in studio

L’accordo collettivo nazionale — perché il medico di base non è un dipendente pubblico ma un libero professionista convenzionato con il SSN — prevede un monte ore minimo in studio che varia in base al numero di assistiti:

Con 500 assistiti, sono garantite almeno 5 ore settimanali in studio. Con 1.000 assistiti, il minimo sale a 10 ore settimanali. Con 1.500 assistiti, la soglia è di circa 15 ore settimanali in studio.

Questi sono i minimi contrattuali. Quello che succede fuori dall’ambulatorio è un’altra storia.

Le ore reali: cosa emerge dai dati

Un sondaggio condotto dalla Fimmg Lazio su 55 medici di medicina generale nella provincia di Latina — in una settimana ordinaria, fuori dai picchi influenzali — ha restituito un quadro molto diverso da quello dell’immaginario collettivo.

Un medico con 1.000-1.500 assistiti lavora in media tra le 10 e le 11 ore al giorno. Ogni giorno effettua in media 27 visite (16 programmate e 11 urgenti), eroga 28 consulenze, prescrive oltre 78 ricette, compila 7 certificati di malattia, gestisce richieste di visite specialistiche, esami strumentali e di laboratorio. Nella settimana del sondaggio, i 55 medici coinvolti hanno emesso complessivamente 4.466 ricette.

Per capire quanto sia sostenibile questo ritmo, la Fimmg ha sottoposto i dati a un’analisi con intelligenza artificiale, chiedendo se quella mole di lavoro fosse compatibile con tre ore di attività. La risposta è stata netta: no, è praticamente impossibile. Calcolo alla mano — 15 minuti a visita per 27 pazienti fanno 6,75 ore; 28 consulenze da 5 minuti fanno altri 140 minuti; prescrizioni e certificati aggiungono almeno un’altra ora — si arriva a oltre 10,5 ore giornaliere. Secondo una seconda valutazione, che tiene conto del carico di lavoro cresciuto tra il 50 e il 70% dopo il Covid, si superano le 11 ore.

Quello che non si vede: il lavoro invisibile del medico di base

Le ore in ambulatorio sono solo la parte visibile. La giornata di un medico di famiglia inizia spesso prima che lo studio apra.

Alle sette di mattina, quando accende il telefono, trova già una ventina di messaggi e altrettante mail. Dopo la chiusura dell’ambulatorio segue almeno un’ora di back office: telefonate, piani terapeutici, ricette elettroniche, certificati, impegnative. Poi le visite domiciliari, la cui durata è per definizione imprevedibile.

A questo si aggiunge il sovraccarico burocratico: in Italia gli specialisti ospedalieri delegano frequentemente ai medici di base la trascrizione delle proprie prescrizioni, aggiungendo lavoro amministrativo che, per legge, non sarebbe di loro competenza.

Il risultato è che il lavoro del medico di famiglia non è certificabile nel senso tradizionale: non timbra cartellino, non ha orari fissi di entrata e uscita, e tutto ciò che fa al di fuori dell’ambulatorio resta invisibile alle statistiche — e spesso anche all’opinione pubblica.

Quanto guadagna un medico di base?

Il medico di famiglia non percepisce uno stipendio orario. Viene remunerato per ogni assistito in carico, con una tariffa che oscilla tra i 35 e i 70 euro annui a paziente, a cui si aggiungono compensi per servizi aggiuntivi, vaccinazioni, certificazioni specifiche e attività di guardia medica diurna o notturna.

Il reddito annuo lordo si colloca mediamente tra i 50.000 e i 100.000 euro, da cui vanno sottratti i costi dello studio, del personale di supporto e la tassazione applicata sul totale percepito. Non è una cifra fissa: dipende dal numero di assistiti, dalla regione, dagli incarichi aggiuntivi e dall’organizzazione dello studio.

Come controllare gli orari del proprio medico

Gli orari sono esposti obbligatoriamente all’ingresso dell’ambulatorio e spesso pubblicati sul sito dell’ASL di riferimento. Alcuni medici operano su più sedi nello stesso comune o in paesi limitrofi, con orari ridotti per ciascuna. In questi casi è utile verificare a quale sede afferisce il proprio iscrizione e in quali fasce orarie il medico è presente in quella specifica sede.

Cosa cambierà con il DDL Cantù

Il disegno di legge sulla sanità a firma di Maria Cristina Cantù, attualmente all’esame di Senato e Camera, prevede modifiche significative per la medicina di base. Se approvato, i medici di medicina generale convenzionati dovranno garantire almeno 25 ore settimanali in studio, con obbligo di visite domiciliari per i pazienti non deambulanti.

Sul fronte burocratico, la ricetta elettronica diventerà strutturale e per i malati cronici sarà possibile ottenere prescrizioni con validità annuale, riducendo la necessità di accessi ripetuti. La riforma prevede anche l’inserimento di circa 60.000 nuovi medici di base, con l’obiettivo di arrivare a un rapporto di un medico ogni 1.000 assistiti — un target oggi lontano in molte aree del paese.

Perché questo tema conta

Il medico di base è la prima porta d’accesso al sistema sanitario nazionale. Ogni giorno gestisce tutto: dalle tonsilliti alle patologie croniche complesse, dall’aspirina agli anticorpi monoclonali, dagli anziani soli ai pazienti con multimorbilità. Non si occupa di un singolo organo come uno specialista: affronta l’intero corpo umano, ogni giorno, per ogni paziente.

Ridurre questa figura a “il medico che lavora tre ore” non è solo inesatto: allontana i giovani laureati dalla medicina generale, impoverisce il sistema territoriale e lascia i pazienti sempre più soli di fronte a un pronto soccorso intasato.