Il caregiver familiare è la persona che si prende cura, in ambito domestico e senza alcuna retribuzione, di un coniuge, un partner di unione civile, un convivente di fatto o un familiare con disabilità o non autosufficienza. È una figura riconosciuta per la prima volta dalla normativa italiana con la legge di bilancio 2018, ma ancora priva, a oggi, di una disciplina organica che ne definisca in modo unitario diritti, tutele e sostegni economici: un vuoto che un disegno di legge attualmente in discussione al Parlamento punta a colmare. In questa guida distinguiamo con chiarezza cosa è già legge, e quindi già utilizzabile oggi da chi assiste un familiare, da cosa è invece ancora una proposta in fase di esame parlamentare.
Cosa fa concretamente il caregiver: i compiti quotidiani
Prima di entrare nel merito delle tutele, vale la pena capire in cosa consiste davvero il lavoro di cura svolto da un caregiver familiare, perché è un impegno che va ben oltre l’assistenza sanitaria in senso stretto. Rientrano tra i compiti tipici la cura personale della persona assistita, come aiutarla a lavarsi, vestirsi o mangiare quando non è più autonoma, la gestione dei farmaci e degli appuntamenti medici, il disbrigo di pratiche amministrative e burocratiche, e più in generale l’organizzazione della vita quotidiana del proprio caro, dalla spesa alla gestione delle finanze domestiche. A questi compiti pratici si affianca una componente meno visibile ma altrettanto impegnativa, quella del sostegno emotivo e relazionale: il caregiver è spesso l’unico punto di riferimento stabile per una persona che vive una condizione di fragilità, e questo comporta un carico psicologico che si somma a quello fisico e organizzativo. Non sorprende che, quando questo impegno si protrae nel tempo senza un adeguato supporto, possa sfociare in un vero e proprio burnout del caregiver: uno stato di esaurimento fisico ed emotivo che finisce per incidere anche sulla vita lavorativa, con conseguenze in termini di assenteismo, calo di produttività o, nei casi più gravi, di abbandono dell’attività professionale.
Chi è il caregiver familiare: la prima definizione normativa
La prima definizione ufficiale di caregiver familiare risale alla Legge 205/2017 (legge di bilancio 2018), che lo descrive come la persona che assiste il coniuge, il partner dell’unione civile, il convivente di fatto o un familiare fino al secondo grado, esteso al terzo grado in caso di disabilità grave della persona assistita, quando questa risulti non autosufficiente e bisognosa di assistenza continuativa. Questa definizione ha avuto finora una funzione soprattutto strumentale, legata all’accesso a un fondo dedicato, senza tradursi in un pacchetto organico di diritti riconosciuti alla figura del caregiver in quanto tale.
Le tutele già oggi in vigore: permessi Legge 104 e congedo straordinario
È importante chiarire subito un punto spesso frainteso: chi assiste oggi un familiare con disabilità grave non è privo di tutele in attesa della nuova legge. Può infatti già avvalersi degli strumenti previsti dalla Legge 104/1992, in particolare dei tre giorni di permesso retribuito al mese, o dei riposi orari se è il lavoratore stesso a essere disabile grave, e del congedo straordinario fino a due anni con conservazione del posto di lavoro, disciplinato dal D.Lgs. 151/2001. Questi strumenti restano pienamente validi e operativi indipendentemente dall’esito del disegno di legge sul caregiver di cui parliamo più avanti: sono anzi il punto di partenza pratico per chi ha necessità immediate di conciliare lavoro e assistenza, e su di essi rimandiamo alla guida dedicata ai permessi Legge 104, dove sono approfonditi requisiti, modalità di richiesta e importi.
Il Fondo Caregiver e le leggi regionali: una storia di risorse frammentate
Il primo riferimento normativo nazionale alla figura del caregiver risale alla legge di bilancio 2018 (Legge 205/2017, articolo 1, commi 254-256), che ha istituito un primo Fondo con una dotazione iniziale di 20 milioni di euro, poi incrementata di ulteriori 5 milioni. Le finalità di questo fondo sono state successivamente ridefinite, e la legge di bilancio 2021 ha istituito un nuovo e distinto Fondo per il caregiver familiare, con una dotazione di 30 milioni di euro annui. Su questo secondo fondo le fonti disponibili non sono del tutto concordi: alcune ricostruzioni indicano un suo progressivo rifinanziamento negli anni successivi fino alla confluenza nel più ampio Fondo per le non autosufficienze, altre ne segnalano invece l’abrogazione con la legge di bilancio 2024. In assenza di un testo consolidato univoco, il dato più solido resta quello più recente e verificabile: la Legge di Bilancio 2026, descritta di seguito, che comunque supera questa fase e istituisce uno strumento nuovo e strutturale. In un contesto nazionale ancora privo di una legge organica, alcune Regioni hanno intanto adottato proprie normative per riconoscere e sostenere i caregiver sul territorio, come avvenuto in Emilia-Romagna e, più di recente, nel Lazio: interventi che restano però disomogenei da territorio a territorio, proprio per l’assenza di una cornice nazionale di riferimento capace di uniformare diritti e prestazioni. Un passaggio importante nel percorso verso una disciplina organica è stato l’avvio, il 17 gennaio 2024, di un Tavolo Tecnico interministeriale dedicato al riconoscimento legislativo del caregiver familiare, con il compito di formulare proposte per un disegno di legge capace di identificare la platea dei beneficiari e definire il ruolo del caregiver all’interno di un sistema integrato di cura della persona assistita: un lavoro che ha posto le basi per il disegno di legge oggi in discussione, descritto nel dettaglio più avanti. La Legge di Bilancio 2026 (Legge 30 dicembre 2025, n. 199, articolo 1, commi 227-231) ha fatto un passo ulteriore, istituendo presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze un fondo nazionale permanente, specificamente destinato a finanziare interventi legislativi organici sul caregiver familiare, con una dotazione iniziale di circa 1,15 milioni di euro per il 2026, destinata alla fase organizzativa, e una copertura strutturale di 257 milioni di euro annui a decorrere dal 2027. Questo fondo, a differenza dei precedenti, è quello che alimenterà concretamente le misure previste dal disegno di legge descritto nel prossimo paragrafo, una volta approvato.
La riforma in arrivo: il disegno di legge sul riconoscimento del caregiver familiare
Attenzione: quanto descritto in questa sezione riguarda un disegno di legge, non ancora approvato in via definitiva né pubblicato in Gazzetta Ufficiale al momento della stesura di questo articolo. Il testo, denominato “Riconoscimento e tutela delle persone che assistono e si prendono cura dei propri cari” e identificato come DDL n. 2789, è stato approvato dal Consiglio dei Ministri il 12 gennaio 2026 e presentato alla Camera dei Deputati il 6 febbraio 2026, avviando l’iter di esame parlamentare. Prima di considerare operative le misure descritte di seguito, è indispensabile verificarne lo stato di approvazione aggiornato. Il disegno di legge si compone di quindici articoli e introduce, per la prima volta, una definizione organica e un sistema di tutele differenziate in base all’intensità dell’impegno di cura, a partire dalla figura del caregiver familiare convivente e prevalente.
Chi potrà essere riconosciuto come caregiver: il principio di autodeterminazione
Uno degli aspetti più innovativi del testo riguarda il criterio con cui si individua il caregiver: non è previsto un automatismo legato al solo grado di parentela, ma un principio di autodeterminazione della persona assistita, che potrà indicare, modificare o revocare in qualsiasi momento fino a tre caregiver familiari, anche attraverso dispositivi di comunicazione assistita per chi ne avesse necessità. Per un medesimo assistito, quindi, più familiari potranno essere formalmente riconosciuti come caregiver, purché conviventi, con l’eccezione dei genitori di un figlio con disabilità, considerati caregiver anche in assenza di convivenza.
La piattaforma INPS e il contributo economico fino a 400 euro mensili
Il riconoscimento formale della qualifica di caregiver dovrebbe avvenire attraverso una procedura telematica gestita dall’INPS, tramite una piattaforma dedicata la cui attivazione è prevista entro il 30 settembre 2026, con rilascio di un certificato di riconoscimento entro trenta giorni dalla domanda. Sul piano economico, la misura più discussa è il contributo, esente da imposte, fino a un massimo di 400 euro mensili (1.200 euro a trimestre), riservato ai caregiver conviventi con carichi assistenziali particolarmente elevati.
| Requisito previsto dal DDL | Soglia indicata nel testo |
|---|---|
| Intensità dell’assistenza | Almeno 91 ore settimanali (circa 13 ore al giorno), 365 giorni l’anno |
| Convivenza con l’assistito | Richiesta |
| Reddito personale del caregiver | Non superiore a 3.000 euro annui |
| ISEE del nucleo familiare | Non superiore a 15.000 euro |
| Decorrenza prevista dell’erogazione | Dal 2027, con cadenza trimestrale o semestrale |
Le soglie reddituali sono state oggetto di critiche, anche interne allo stesso Governo proponente, per il rischio di restringere eccessivamente la platea dei beneficiari rispetto ai circa 7 milioni di caregiver familiari stimati in Italia: un tema che potrebbe essere oggetto di modifiche nel corso dell’esame parlamentare.
Le nuove tutele lavorative e formative previste dal disegno di legge
Oltre al sostegno economico, il testo introduce strumenti pensati per agevolare la conciliazione tra attività di cura e vita lavorativa: la possibilità di richiedere modalità di lavoro flessibili, una priorità nell’accesso al lavoro agile e nella trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno a part-time, con conservazione del posto originario. Sono inoltre previsti il riconoscimento delle competenze acquisite dal caregiver ai fini del conseguimento della qualifica di operatore sociosanitario, un rafforzamento della tutela antidiscriminatoria che estende al caregiver la possibilità di agire secondo la Legge 67/2006 sulla parità di trattamento delle persone con disabilità, e l’inserimento del caregiver come referente formale nel Piano Assistenziale Individualizzato della persona assistita, con conseguente coinvolgimento diretto nei percorsi di cura e nei rapporti con i servizi sociosanitari territoriali. Il testo dedica attenzione anche a due situazioni specifiche, meno visibili ma non meno rilevanti. Per i lavoratori, è prevista la possibilità di beneficiare di ferie e permessi solidali, cioè giornate volontariamente cedute da colleghi disponibili a farlo, per ampliare il monte ore a disposizione di chi si trova ad affrontare carichi di cura particolarmente gravosi. Per i giovani caregiver che frequentano l’università, il disegno di legge prevede inoltre misure di sostegno al percorso di studi, tra cui l’esonero dal pagamento delle tasse universitarie e il riconoscimento di crediti formativi extracurricolari, nel tentativo di evitare che l’impegno di cura si traduca in un abbandono o in un rallentamento degli studi.
Cosa è già legge e cosa resta ancora una proposta: la sintesi
| Misura | Stato |
|---|---|
| Permessi Legge 104 (3 giorni mensili, riposi orari) | Già in vigore, pienamente operativi |
| Congedo straordinario fino a 24 mesi | Già in vigore, pienamente operativo |
| Fondo Caregiver presso il MEF | Già istituito dalla Legge di Bilancio 2026 |
| Definizione giuridica organica del caregiver | In corso di approvazione (DDL n. 2789) |
| Contributo economico fino a 400 euro mensili | In corso di approvazione, decorrenza prevista dal 2027 |
| Priorità lavoro agile e trasformazione a part-time | In corso di approvazione |
Caregiver familiare e badante: la differenza
Vale la pena chiarire una confusione terminologica frequente: il caregiver familiare non va confuso con il caregiver professionale, comunemente chiamato badante nel linguaggio corrente. Il primo è un familiare che presta assistenza gratuitamente, in virtù di un legame affettivo e parentale, ed è proprio l’assenza di retribuzione a giustificare le forme di sostegno e riconoscimento pubblico di cui si è parlato in questo articolo. Il secondo è invece un lavoratore, spesso assunto con contratto di lavoro domestico, che presta assistenza dietro corrispettivo economico, con un rapporto di lavoro disciplinato dal relativo CCNL e non dalla normativa sul caregiver familiare. Le due figure, va detto, non sono alternative ma spesso complementari: un caregiver familiare che si accorge di non riuscire più a garantire da solo un’assistenza adeguata, magari perché la persona cara necessita di competenze sanitarie specifiche o di una presenza continuativa incompatibile con i propri impegni lavorativi, può affiancarsi a un caregiver professionale per la parte di assistenza più tecnica, mantenendo comunque il proprio ruolo di riferimento affettivo e organizzativo.
Il ruolo del welfare aziendale nel sostenere i lavoratori caregiver
Accanto alle tutele di legge, un contributo importante può arrivare anche dalle singole aziende, attraverso piani di welfare aziendale pensati specificamente per chi si trova a conciliare lavoro e attività di cura. Non tutti i lavoratori caregiver sono pienamente consapevoli del proprio ruolo o dispongono degli strumenti per affrontarlo senza rischiare l’isolamento: per questo, alcune imprese hanno iniziato a integrare nei propri piani di welfare servizi di orientamento verso le soluzioni assistenziali disponibili sul territorio, sportelli di ascolto psicologico, consulenze con geriatri o altri specialisti, e supporto nella ricerca di soluzioni di assistenza domiciliare o residenziale per il familiare non autosufficiente. Si tratta di misure che vanno oltre quanto previsto dalla normativa nazionale, e che possono fare la differenza soprattutto nelle fasi più critiche, quando il carico di cura rischia di tradursi in un ridimensionamento involontario dell’impegno professionale del lavoratore, con perdita di competenze ed esperienza anche per l’azienda stessa. La collaborazione con enti del territorio, cooperative sociali e reti di assistenza locale rappresenta, in questo senso, un tassello complementare rispetto agli strumenti pubblici, utile a costruire un sistema di supporto più capillare attorno al lavoratore caregiver.
Domande frequenti sul caregiver familiare
Chi è considerato caregiver familiare per legge?
Secondo la definizione introdotta dalla legge di bilancio 2018, è la persona che assiste gratuitamente il coniuge, il partner di unione civile, il convivente di fatto o un familiare fino al secondo grado (terzo grado in caso di disabilità grave) non autosufficiente e bisognoso di assistenza continuativa.
Cosa fa un caregiver familiare?
Si occupa della cura personale della persona assistita, della gestione di farmaci e appuntamenti medici, del disbrigo di pratiche burocratiche e amministrative, dell’organizzazione della vita quotidiana e del sostegno emotivo e relazionale, spesso in modo continuativo e senza una preparazione tecnica specifica.
Il caregiver familiare percepisce uno stipendio?
No, l’assistenza è per definizione prestata a titolo gratuito. Sono già oggi disponibili permessi retribuiti (Legge 104) e un congedo straordinario indennizzato; un contributo economico diretto fino a 400 euro mensili è invece previsto da un disegno di legge ancora in fase di approvazione parlamentare, con decorrenza indicata dal 2027.
Che differenza c’è tra caregiver familiare e permessi Legge 104?
I permessi Legge 104 sono uno degli strumenti già disponibili per chi assiste un familiare con disabilità grave, disciplinati dall’art. 33 della Legge 104/1992. Il caregiver familiare è invece la figura giuridica più ampia a cui si sta cercando di dare un riconoscimento organico, che comprenderebbe anche un sostegno economico diretto e nuove tutele lavorative non previste dalla sola Legge 104.
Come si diventa caregiver riconosciuto dall’INPS?
Il disegno di legge in discussione prevede una procedura telematica gestita dall’INPS, tramite una piattaforma la cui attivazione è indicata entro il 30 settembre 2026, basata sull’autodeterminazione della persona assistita, che può indicare fino a tre caregiver familiari. La procedura non è ancora attiva ed è subordinata all’approvazione definitiva della riforma.
Quando entra in vigore la legge sul caregiver familiare?
Al momento della stesura di questo articolo il testo era ancora un disegno di legge in esame parlamentare, senza una data di entrata in vigore certa. È necessario verificare sui canali istituzionali lo stato di approvazione aggiornato prima di considerare operative le misure descritte.
Che differenza c’è tra caregiver familiare e badante?
Il caregiver familiare è un parente che presta assistenza gratuitamente per legame affettivo; la badante, o caregiver professionale, è una lavoratrice o un lavoratore assunto con un contratto di lavoro domestico retribuito, disciplinato dal relativo CCNL.