La settimana corta nella Pubblica Amministrazione non è, in realtà, una riduzione delle ore di lavoro: è la possibilità, introdotta in via sperimentale dal CCNL Funzioni Centrali 2022-2024, di distribuire le stesse 36 ore settimanali su quattro giornate anziché su cinque, su base volontaria e a parità di stipendio. Chi sceglie questa modalità lavora quindi giornate più lunghe, tipicamente da nove ore, guadagnando un giorno libero aggiuntivo a settimana. È un istituto distinto dallo smart working, con cui viene spesso confuso: riguarda l’articolazione dell’orario di lavoro in presenza (o in lavoro da remoto), non l’assenza di vincoli di sede tipica del lavoro agile.
Cosa prevede l’articolo 18 del CCNL Funzioni Centrali
La disciplina è contenuta nell’articolo 18 del CCNL Funzioni Centrali 2022-2024, sottoscritto il 27 gennaio 2025, che consente alle amministrazioni, in via sperimentale e a condizione di garantire il livello dei servizi resi all’utenza, di articolare l’orario ordinario di 36 ore settimanali, già previsto dal precedente CCNL del 12 febbraio 2018, su quattro giornate lavorative anziché cinque. La norma riguarda il comparto Funzioni Centrali, che comprende ministeri, agenzie fiscali ed enti pubblici non economici, per un bacino di circa 190.000 dipendenti. L’adesione all’articolazione su quattro giorni è volontaria per il dipendente, ma la sua attivazione dipende da una scelta organizzativa dell’amministrazione, che prima di introdurla deve svolgere un confronto con le organizzazioni sindacali per verificare la compatibilità della misura con le esigenze del servizio.
Chi può richiedere la settimana corta e quali servizi ne restano esclusi
Non tutte le attività della Pubblica Amministrazione si prestano a questa articolazione oraria. La sperimentazione è pensata soprattutto per le funzioni di tipo amministrativo, che non richiedono un contatto diretto e continuativo con il pubblico né una turnazione rigida. Restano invece difficilmente compatibili i servizi di front office, gli sportelli al pubblico, le funzioni che richiedono reperibilità o turni, e più in generale tutte le attività dove una riduzione dei giorni di apertura settimanale rischierebbe di penalizzare l’utenza.
| Elemento | Condizione prevista |
|---|---|
| Adesione del dipendente | Volontaria, nessun obbligo di accettare l’articolazione su quattro giorni |
| Attivazione da parte dell’ente | Decisione organizzativa dell’amministrazione, previo confronto con le organizzazioni sindacali |
| Servizi compatibili | Attività amministrative senza necessità di presenza costante o turnazione |
| Servizi generalmente esclusi | Sportelli al pubblico, front office, servizi con turni o reperibilità |
| Retribuzione | Invariata, a parità di ore settimanali complessive |
Come cambiano ferie e permessi con l’orario su quattro giorni
Chi aderisce all’articolazione su quattro giorni deve fare i conti con un effetto pratico non sempre evidente a prima vista: le giornate di ferie annue, così come tutte le altre assenze giornaliere dal servizio previste dalla legge o dal contratto collettivo, vengono riproporzionate in base al nuovo schema settimanale. In pratica, dato che il dipendente lavora su un numero di giornate inferiore, anche il conteggio delle assenze espresse in giorni si adatta proporzionalmente, per non alterare il monte ore complessivo di ferie e permessi maturato. Fa eccezione il permesso per matrimonio, che il CCNL esclude espressamente da questo riproporzionamento. È un aspetto da valutare con attenzione prima di richiedere l’adesione, perché l’effetto pratico può risultare meno favorevole di quanto sembri a un primo sguardo, soprattutto per chi utilizza frequentemente permessi orari frazionati.
Settimana corta e smart working nella PA: si possono cumulare?
Uno dei dubbi più frequenti riguarda proprio la possibilità di sommare i benefici della settimana corta a quelli del lavoro agile. L’articolo 18 del CCNL non fa menzione esplicita del lavoro agile e non interviene sul principio della prevalenza della prestazione in presenza rispetto a quella resa da remoto, se non per le categorie di lavoratori a cui tale prevalenza non si applica per legge o per CCNL. Questo significa che, per la generalità del personale, l’adesione all’articolazione su quattro giorni tende in concreto a lasciare uno spazio limitato per aggiungere ulteriori giornate di lavoro agile nella stessa settimana, poiché le due misure insistono entrambe sulla distribuzione dei giorni di presenza in ufficio. Le due sperimentazioni restano quindi complementari sul piano dei principi, ma nella pratica organizzativa la loro combinazione dipende molto dalle scelte della singola amministrazione e dagli accordi di contrattazione integrativa, più che da un diritto automatico riconosciuto al dipendente.
La sperimentazione si estende al comparto Funzioni Locali
Dopo l’introduzione nel comparto Funzioni Centrali, un’analoga sperimentazione della settimana corta su base volontaria è stata prevista anche dal rinnovo del CCNL del comparto Funzioni Locali, relativo al triennio 2022-2024, estendendo così la possibilità di articolare l’orario settimanale su quattro giorni anche al personale di Regioni, Province e Comuni, sempre nei limiti di compatibilità organizzativa definiti da ciascun ente. Anche in questo caso, come già avvenuto per le Funzioni Centrali, il buono pasto viene riconosciuto anche nelle giornate di lavoro agile, uniformando ulteriormente il trattamento tra le diverse modalità di prestazione. Va tenuto presente che, trattandosi di un comparto molto eterogeneo, che comprende sia grandi amministrazioni regionali sia piccoli Comuni con organici ridotti, l’applicazione concreta della settimana corta è destinata a restare più disomogenea rispetto ai ministeri e agli enti centrali, proprio per la maggiore varietà di servizi erogati direttamente ai cittadini.
Il dibattito sulla sperimentazione: una vera riduzione dell’orario?
Attorno alla settimana corta nella PA si è aperto un dibattito che vale la pena riportare in modo equilibrato. Da un lato, la misura viene presentata come uno strumento di flessibilità organizzativa utile a migliorare l’equilibrio tra vita privata e lavoro, e come una leva per rendere il lavoro pubblico più attrattivo per le nuove generazioni di dipendenti. Dall’altro, alcune analisi di settore evidenziano che, non essendo prevista alcuna riduzione delle 36 ore settimanali, la misura si traduce in giornate lavorative più lunghe e non in un reale alleggerimento del carico orario complessivo, a differenza di altre sperimentazioni di settimana corta, condotte in altri contesti, che prevedono una riduzione delle ore a parità di retribuzione. Si tratta quindi, più propriamente, di un’articolazione flessibile dell’orario di lavoro ordinario, piuttosto che di una settimana corta in senso stretto: una precisazione utile per chi valuta l’adesione con aspettative corrette rispetto a quanto effettivamente previsto dal contratto.
Domande frequenti sulla settimana corta nella Pubblica Amministrazione
Cos’è la settimana corta nella pubblica amministrazione?
È la possibilità, prevista in via sperimentale dal CCNL Funzioni Centrali 2022-2024, di distribuire le 36 ore settimanali su quattro giornate anziché cinque, su base volontaria e a parità di stipendio, con giornate lavorative più lunghe, generalmente di nove ore.
Chi può chiedere la settimana corta nella PA?
Possono aderirvi i dipendenti delle amministrazioni che hanno attivato la sperimentazione, per le attività compatibili con questa articolazione oraria, in genere di tipo amministrativo. Restano generalmente esclusi i servizi che richiedono presenza costante al pubblico, turni o reperibilità.
La settimana corta nella PA riduce le ore di lavoro?
No: le ore settimanali restano 36, semplicemente distribuite su quattro giorni anziché cinque. Non si tratta quindi di una riduzione dell’orario complessivo, ma di una diversa articolazione delle stesse ore.
Come cambiano le ferie con la settimana corta nella PA?
Le giornate di ferie e le altre assenze giornaliere dal servizio vengono riproporzionate in base al nuovo schema di quattro giorni lavorativi, con l’eccezione del permesso per matrimonio, che resta invariato.
Si può fare smart working e settimana corta insieme?
In linea di principio sì, ma nella pratica lo spazio per cumulare le due misure è limitato, perché l’articolo 18 del CCNL non incide sul principio di prevalenza della presenza in ufficio e la combinazione concreta dipende dalle scelte organizzative della singola amministrazione.
La settimana corta è obbligatoria per il dipendente pubblico?
No, l’adesione è sempre volontaria per il dipendente. È invece una scelta organizzativa dell’amministrazione decidere se attivare o meno la sperimentazione per i propri uffici, dopo il confronto con le organizzazioni sindacali.