Lavorare come frontaliere in Svizzera è una scelta che ogni anno coinvolge decine di migliaia di italiani, attratti da stipendi nettamente superiori a quelli del mercato italiano e da un sistema previdenziale tra i più solidi al mondo. Secondo i dati dell’Ufficio federale di statistica elvetico, nel 2020 i lavoratori frontalieri erano già circa 343.000. Un fenomeno in continua crescita, ma profondamente cambiato negli ultimi anni sul piano fiscale, normativo e organizzativo.
In questa guida aggiornata al 2026 troverai tutto ciò che devi sapere: chi è il frontaliere, come ottenere il permesso G, come funziona la nuova tassazione, quanto si guadagna e quali sono i settori che assumono.
Chi è il lavoratore frontaliere
Il lavoratore frontaliere è chi risiede in Italia, in un comune il cui territorio si trova entro 20 km dal confine con la Svizzera, e si reca quotidianamente — o quasi — oltre confine per lavorare. Le aree geografiche interessate sono, per la Svizzera, i cantoni Ticino, Grigioni e Vallese, e per l’Italia le regioni Lombardia, Piemonte, Valle d’Aosta e la provincia autonoma di Bolzano.
Per mantenere lo status di frontaliere è necessario rientrare al proprio domicilio principale ogni giorno. La normativa in vigore dal 2024 consente un massimo di 45 giorni di mancato rientro all’anno per motivi professionali (escluse ferie e malattia), senza perdere lo status.
Come diventare frontaliere: i requisiti e il permesso G
Per lavorare legalmente in Svizzera come frontaliere sono necessarie tre condizioni di base:
avere un contratto di lavoro con un’azienda residente in Svizzera, risiedere in un comune italiano entro 20 km dal confine svizzero e rientrare abitualmente nella propria abitazione italiana.
Il documento indispensabile è il Permesso G, il permesso di lavoro specifico per i frontalieri. A differenza di quanto si potrebbe pensare, è generalmente il datore di lavoro svizzero a presentare la richiesta presso l’Ufficio cantonale della migrazione. Il Permesso G ha durata quinquennale in caso di contratto a tempo indeterminato o determinato superiore a un anno. Per contratti di durata inferiore ai 12 mesi (come nel turismo stagionale o in agricoltura) non è richiesto il permesso vero e proprio, ma è sufficiente una procedura di registrazione online chiamata notifica per attività lucrativa di breve durata.
Per avviare la pratica bisogna presentarsi presso la gendarmeria locale con documento d’identità, dati del datore di lavoro, informazioni sul contratto e i dati dei familiari a carico.
Stipendi e salario minimo in Svizzera nel 2026
Uno dei principali motivi che spinge gli italiani a lavorare oltreconfine è la differenza retributiva. Il salario minimo in Svizzera varia da cantone a cantone: il Canton Ticino prevede una soglia minima tra i 19,75 e i 20,25 CHF all’ora, mentre il Canton Ginevra arriva a circa 23 CHF l’ora (circa 23,60 €).
È fondamentale considerare che i salari sono espressi in Franchi Svizzeri (CHF) e che il costo di vita in Svizzera è significativamente più alto di quello italiano. Il vantaggio del frontaliere è proprio quello di percepire uno stipendio svizzero mantenendo il tenore di vita e le spese italiane.
Attenzione però al cambio valuta: le banche tradizionali applicano margini nascosti che possono far perdere tra i 100 e i 200 euro al mese. Nel 2026 la soluzione più diffusa tra i frontalieri è l’utilizzo di FinTech specializzate nel cambio CHF/EUR, che garantiscono il tasso di mercato reale senza commissioni opache.
La nuova tassazione frontalieri: vecchi e nuovi dal 2024
Il 17 luglio 2023 è entrato in vigore il nuovo accordo fiscale tra Italia e Svizzera (recepito dalla Legge n. 83/2023), che ha rivoluzionato il regime fiscale per i lavoratori frontalieri. Dal 1° gennaio 2024 si distinguono due categorie.
Vecchi frontalieri — chi lavorava già nei cantoni Ticino, Grigioni o Vallese al 17 luglio 2023, oppure vi ha lavorato tra il 31 dicembre 2018 e tale data, mantiene il regime precedente: tassazione esclusiva in Svizzera tramite imposta alla fonte, con ristorno ai comuni italiani di confine (il 40% del gettito fiscale fino al 2033, poi la Svizzera tratterrà l’intero importo).
Nuovi frontalieri — chi ha ottenuto lo status di frontaliere a partire dal 17 luglio 2023 è soggetto a tassazione concorrente: la Svizzera applica una ritenuta alla fonte fino all’80% dell’aliquota ordinaria, mentre l’Italia tassa il medesimo reddito con IRPEF, garantendo però un credito d’imposta per le imposte già versate in Svizzera e una franchigia esentasse di 10.000 €. L’accordo è soggetto a revisione ogni cinque anni.
Smart working: il limite del 25%
Per i frontalieri italo-svizzeri, l’accordo in vigore nel 2026 consente di lavorare da casa in modalità smart working fino a un massimo del 25% del tempo di lavoro totale, senza perdere lo status fiscale di frontaliere. Superare questa soglia significa rischiare di perdere i vantaggi fiscali legati al frontalierato. È un aspetto da tenere in grande considerazione chi negozia condizioni di lavoro flessibili con il proprio datore di lavoro svizzero.
Sanità: il diritto di opzione (scelta irrevocabile)
Entro 3 mesi dal primo giorno di lavoro in Svizzera, ogni frontaliere deve esercitare il cosiddetto diritto di opzione, scegliendo tra due regimi sanitari:
Esenzione svizzera (SSN italiano) — si rimane coperti dal Servizio Sanitario Nazionale in Italia. Attenzione: dal 2024, regioni come Lombardia e Piemonte hanno introdotto un contributo mensile (la cosiddetta “tassa salute”) variabile tra il 3% e il 6% del reddito per i vecchi frontalieri che scelgono questa opzione.
LAMal frontalieri (sanità svizzera) — si paga un premio fisso mensile in Svizzera (circa 150-170 CHF nel 2026, indipendente dal reddito), con la possibilità di curarsi sia in Svizzera che in Italia richiedendo il modulo S1. Per chi ha redditi elevati questa opzione è spesso più conveniente.
La scelta è irrevocabile: è fondamentale valutarla con attenzione prima di decidere.
Disoccupazione: chi paga se si perde il lavoro
Il diritto del lavoro svizzero è molto più flessibile di quello italiano: non esiste l’equivalente dell’articolo 18, i periodi di preavviso sono brevi (da 1 a 3 mesi a seconda della durata del rapporto) e il licenziamento non richiede lunghe giustificazioni, purché non sia considerato abusivo.
In caso di perdita del lavoro, è lo Stato di residenza — l’Italia — a indennizzare il frontaliere tramite l’INPS con la NASpI, calcolata tenendo conto dello stipendio svizzero. Per avanzare la domanda in Italia, è obbligatorio richiedere preventivamente il Modulo PD U1 alla cassa disoccupazione cantonale svizzera.
Il sistema pensionistico svizzero: i tre pilastri
La Svizzera ha uno dei sistemi previdenziali più capitalizzati al mondo, fondato su tre pilastri:
Il primo pilastro (AVS) è la pensione di base obbligatoria e solidale, cui tutti i lavoratori contribuiscono.
Il secondo pilastro (LPP, cassa pensioni) è la previdenza professionale obbligatoria: i contributi del lavoratore e del datore di lavoro si accumulano come capitale personale. A differenza del TFR italiano, questo capitale è del lavoratore e può essere ritirato in determinate condizioni, o utilizzato anticipatamente per l’acquisto della prima casa in Italia.
Il terzo pilastro (3a) è la previdenza privata facoltativa. Per i nuovi frontalieri tassati in Italia, offre vantaggi fiscali inferiori rispetto a un residente svizzero.
Assegni familiari: l’assegno differenziale
I frontalieri con figli a carico hanno diritto agli assegni familiari svizzeri, generalmente tra i 200 e i 300 CHF al mese per figlio a seconda del cantone. Il meccanismo è quello dell’assegno differenziale: se in Italia si percepisce l’Assegno Unico Universale (AUU), la cassa di compensazione del datore di lavoro svizzero versa la differenza rispetto all’importo elvetico, quasi sempre superiore.
I settori che assumono frontalieri nel 2026
Il mercato del lavoro nel Canton Ticino e nelle aree di confine rimane dinamico. Le figure più richieste sono quelle del settore sanitario (infermieri, OSS, medici), dell’industria farmaceutica e biotecnologica (tecnici specializzati e ricercatori), dell’informatica e della tecnologia (ingegneri del software, esperti di cybersecurity) e dell’edilizia e artigianato (capi cantiere, ingegneri civili, operai qualificati). Anche la ristorazione e il turismo rappresentano sbocchi occupazionali significativi, soprattutto per contratti stagionali.
Consigli pratici per chi inizia
Iscriversi a uno dei principali sindacati svizzeri (Unia o OCST) offre protezione legale, assistenza fiscale e supporto burocratico a costi contenuti. Per gli spostamenti quotidiani, la rete ferroviaria TILO collega efficacemente la Lombardia e il Ticino ed è la soluzione migliore per evitare code ai valichi nelle ore di punta. Chi usa l’auto deve ricordarsi di acquistare la vignetta autostradale svizzera (40 CHF annui), obbligatoria per circolare su autostrade e strade nazionali.
Conclusione
Diventare frontaliere in Svizzera nel 2026 è un percorso che offre opportunità economiche concrete, ma richiede una preparazione accurata su permessi, fisco, sanità e previdenza. Le regole sono cambiate in modo significativo negli ultimi anni e conoscerle prima di firmare il contratto fa la differenza tra un’esperienza lavorativa positiva e spiacevoli sorprese fiscali o burocratiche.
Le informazioni contenute in questo articolo sono aggiornate al 2026. Normative fiscali e contributive sono soggette a variazioni: per situazioni specifiche è consigliabile rivolgersi a un CAF, a un patronato o a un consulente fiscale esperto in materia di frontalierato.