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Stipendio part-time: quanto si guadagna con 16, 20, 24 e 30 ore (lordo e netto 2026)

Chi riceve una proposta di contratto part-time si fa quasi sempre la stessa domanda: quanto arriverà davvero in busta paga? La risposta breve è che lo stipendio lordo si riduce in proporzione alle ore lavorate, mentre il netto si riduce molto meno, perché sui redditi bassi il fisco pesa poco e intervengono il trattamento integrativo e il taglio del cuneo fiscale. In alcuni casi, come vedremo, il netto annuo può addirittura superare il lordo.

In questa guida trovi la formula per calcolare lo stipendio part-time partendo da quello a tempo pieno, le tabelle con lordo e netto stimato per 8, 16, 18, 20, 24 e 30 ore settimanali secondo le regole fiscali 2026 e le voci che possono far cambiare il risultato: tredicesima, ore supplementari, apprendistato e il caso di chi ha due contratti part-time.

Come si calcola lo stipendio part-time

Il principio è fissato dall’art. 7 del D.Lgs. 81/2015: il lavoratore part-time non può ricevere un trattamento meno favorevole di un collega a tempo pieno di pari livello, ma la retribuzione viene riproporzionata in base alla ridotta entità della prestazione. In pratica il part-timer ha la stessa paga oraria del full-time e viene pagato per le ore che fa.

La formula più semplice è questa:

stipendio part-time = stipendio full-time × ore settimanali part-time ÷ ore settimanali full-time

Se il contratto collettivo prevede 40 ore settimanali e il tempo pieno vale 1.800 euro lordi al mese, un part-time a 20 ore vale 1.800 × 20 ÷ 40 = 900 euro lordi. Con un orario full-time di 38 o 36 ore, come accade in alcuni settori, il divisore cambia e la stessa offerta a 20 ore vale proporzionalmente di più.

In busta paga il calcolo passa spesso dalla paga oraria, che si ottiene dividendo la retribuzione mensile per il divisore orario del CCNL. Nel commercio, per esempio, il divisore è 168: un tempo pieno da 1.900 euro corrisponde a circa 11,31 euro l’ora, e quella stessa paga oraria si applica alle ore del part-time. I dettagli sul Terziario sono nella guida al part-time nel CCNL commercio.

Contano solo le voci “fisse” della retribuzione (minimo tabellare, contingenza, scatti di anzianità, superminimi): tutte vengono riproporzionate allo stesso modo. Indennità legate a specifiche condizioni, come i buoni pasto o le indennità di turno, seguono invece le regole del contratto collettivo e dell’accordo aziendale.

Stipendio part-time lordo: la tabella per ore settimanali

Per rendere gli esempi confrontabili usiamo un tempo pieno ipotetico di 1.800 euro lordi al mese su 40 ore, pagato su 13 mensilità. È un valore vicino alle retribuzioni d’ingresso di molti contratti collettivi, ma resta un esempio: per il tuo caso basta sostituire la retribuzione del tuo livello.

Ore settimanali Percentuale del full-time Lordo mensile Lordo annuo (13 mensilità)
8 ore 20% 360 € 4.680 €
16 ore 40% 720 € 9.360 €
18 ore 45% 810 € 10.530 €
20 ore 50% 900 € 11.700 €
24 ore 60% 1.080 € 14.040 €
30 ore 75% 1.350 € 17.550 €
40 ore (full-time) 100% 1.800 € 23.400 €

Il lordo è la parte facile. Per capire quanto si incassa davvero bisogna passare dalle trattenute, ed è lì che il part-time riserva qualche sorpresa.

Dal lordo al netto: cosa viene trattenuto e cosa viene aggiunto

Il passaggio dal lordo al netto segue le stesse regole del tempo pieno, ma su importi più bassi alcuni meccanismi pesano in modo molto diverso. Vediamoli nell’ordine in cui li applica il datore di lavoro.

Il primo prelievo sono i contributi previdenziali a carico del lavoratore, che per la generalità dei dipendenti privati valgono il 9,19% del lordo. Si sottraggono prima delle tasse, quindi riducono anche la base su cui si calcola l’Irpef.

Sul reddito che resta si calcola l’Irpef, che nel 2026 ha tre aliquote: 23% fino a 28.000 euro, 33% fino a 50.000 euro e 43% oltre. Un part-time ricade quasi sempre per intero nel primo scaglione.

All’imposta si sottrae la detrazione per lavoro dipendente, che per redditi fino a 15.000 euro vale 1.955 euro l’anno (rapportati ai giorni di lavoro) e poi scende gradualmente. È il motivo per cui chi guadagna fino a circa 8.500 euro non paga Irpef: la detrazione azzera l’imposta. Si parla in questi casi di no tax area.

Poi ci sono due voci che fanno salire il netto. La prima è il trattamento integrativo, fino a 1.200 euro l’anno (100 euro al mese), riconosciuto in busta paga a chi ha un reddito tra 8.500 e 15.000 euro e un’imposta lorda superiore alla detrazione da lavoro dipendente ridotta di 75 euro. Oltre i 15.000 euro spetta solo in casi particolari, quando alcune detrazioni superano l’imposta.

La seconda è il taglio del cuneo fiscale previsto dalla legge di bilancio 2025 e confermato per il 2026: fino a 20.000 euro di reddito il lavoratore riceve una somma esente da tasse pari al 7,1% del reddito di lavoro fino a 8.500 euro, al 5,3% tra 8.500 e 15.000 euro e al 4,8% tra 15.000 e 20.000 euro. Tra 20.000 e 32.000 euro diventa invece una detrazione aggiuntiva di 1.000 euro, che si riduce fino ad annullarsi a 40.000 euro. Tutti i dettagli sono nell’approfondimento sul taglio del cuneo fiscale.

Infine vanno considerate le addizionali regionale e comunale, che variano a seconda di dove si vive e vengono trattenute in rate nell’anno successivo. Non sono dovute quando l’Irpef netta è zero; negli altri casi, sui redditi da part-time, valgono di solito poche decine di euro al mese.

Stipendio part-time netto: la tabella 2026

Applicando queste regole all’esempio da 1.800 euro su 40 ore si ottiene la tabella seguente. Il netto mensile è una media su 13 mensilità, considera un rapporto di lavoro che dura tutto l’anno, nessun familiare a carico e nessun altro reddito, ed esclude le addizionali regionali e comunali. È quindi una stima indicativa, utile per capire gli ordini di grandezza e non per prevedere al centesimo la busta paga.

Ore settimanali Lordo mensile Irpef netta annua Trattamento integrativo Somma cuneo esente Netto annuo stimato Netto medio mensile
8 ore 360 € 0 € 0 € 302 € 4.552 € circa 350 €
16 ore 720 € 0 € 0 € 603 € 9.103 € circa 700 €
18 ore 810 € 244 € 1.200 € 507 € 11.025 € circa 848 €
20 ore 900 € 489 € 1.200 € 563 € 11.899 € circa 915 €
24 ore 1.080 € 977 € 1.200 € 676 € 13.648 € circa 1.050 €
30 ore 1.350 € 651 € 0 € 765 € 16.051 € circa 1.235 €
40 ore 1.800 € 1.359 € 0 € 0 € (detrazione di 1.000 €) 19.890 € circa 1.530 €

Perché con 18 o 20 ore il netto può superare il lordo

Guardando la tabella salta all’occhio un dato controintuitivo: a 18 e 20 ore il netto annuo stimato è più alto del lordo. Non è un errore. Su un reddito di circa 10.000 euro l’Irpef netta è di poche centinaia di euro, mentre il trattamento integrativo (1.200 euro) e la somma esente del cuneo (oltre 500 euro) messi insieme superano sia l’imposta sia i contributi trattenuti. Il risultato è una busta paga che, su base annua, restituisce più di quanto indicato come lordo contrattuale.

A 16 ore il fenomeno non si verifica: il reddito si ferma a circa 8.500 euro, l’Irpef è già azzerata dalla detrazione e il trattamento integrativo non spetta, perché presuppone un’imposta da “compensare”. Restano quindi i contributi da pagare e la sola somma del cuneo, e il netto si attesta intorno al 97% del lordo.

Il salto tra 24 e 30 ore

Il secondo dato interessante riguarda il passaggio da 24 a 30 ore. Il lordo mensile sale di 270 euro, ma il netto medio cresce di circa 185 euro. Il motivo è che con 30 ore il reddito supera la soglia dei 15.000 euro: si perde il trattamento integrativo, la detrazione per lavoro dipendente comincia a scendere e la somma esente del cuneo passa al 4,8%. Non significa che aumentare l’orario “non convenga”, perché il netto cresce comunque e con esso contributi e futura pensione, ma è bene saperlo quando si valuta una trasformazione dell’orario o una proposta di aumento delle ore.

Esempi pratici: 8, 18, 20 e 24 ore

Le query più cercate riguardano alcuni orari tipici. Ecco come leggerli, sempre sull’esempio di un full-time da 1.800 euro.

Part-time a 20 ore: è il classico 50%, quattro ore al giorno dal lunedì al venerdì. Il lordo è di 900 euro al mese, il netto medio stimato si aggira sui 915 euro su 13 mensilità. In una singola busta paga ordinaria il netto può risultare un po’ più basso, perché trattamento integrativo e cuneo sono distribuiti sui periodi di paga e la tredicesima ha un trattamento proprio.

Part-time a 24 ore: è il 60% e, nel commercio, coincide con la soglia minima per l’apprendistato a tempo parziale. Il lordo è di 1.080 euro, il netto medio stimato di circa 1.050 euro: si trattiene quasi tutto.

Part-time a 18 ore: con 810 euro lordi al mese il netto medio stimato è di circa 848 euro. È uno dei casi in cui il netto supera il lordo per effetto combinato di trattamento integrativo e cuneo.

Part-time a 8 ore: è tipico dei contratti weekend, come quelli previsti dal CCNL Terziario per studenti e lavoratori con un altro impiego. Con 360 euro lordi si incassano circa 350 euro netti: non c’è Irpef, si pagano solo i contributi e si riceve la somma esente del cuneo al 7,1%.

Tredicesima, quattordicesima, ferie e TFR nel part-time

La tredicesima spetta anche al lavoratore part-time ed è calcolata sulla retribuzione ridotta: chi guadagna 900 euro lordi al mese riceverà una tredicesima di 900 euro, se ha lavorato tutto l’anno. Lo stesso vale per la quattordicesima, nei contratti che la prevedono, come il commercio e il turismo.

Le ferie si maturano negli stessi giorni del tempo pieno nel part-time orizzontale (si lavora ogni giorno, ma meno ore), mentre nel verticale vengono riproporzionate ai giorni effettivamente lavorati. Il TFR si calcola sulla retribuzione annua effettivamente percepita, quindi segue la stessa proporzione dello stipendio. Le differenze tra le varie tipologie sono spiegate nella guida al contratto part-time.

Ore supplementari e clausole elastiche: quando lo stipendio aumenta

Lo stipendio part-time non è sempre fisso. Se il datore di lavoro chiede ore in più rispetto all’orario concordato si parla di lavoro supplementare, retribuito con la maggiorazione prevista dal contratto collettivo; in mancanza di disciplina contrattuale la legge fissa una maggiorazione del 15%. Nel CCNL commercio la maggiorazione è del 35%.

Anche le clausole elastiche, che permettono di spostare o aumentare l’orario con un preavviso minimo, danno diritto a compensazioni specifiche. Il funzionamento, i limiti e i casi in cui si può rifiutare sono spiegati nella guida dedicata al lavoro supplementare e alle clausole elastiche.

Le ore supplementari aumentano il reddito annuo e quindi possono spostare il lavoratore oltre una delle soglie viste sopra, con effetti su trattamento integrativo e cuneo. Chi lavora spesso oltre l’orario per periodi lunghi dovrebbe verificare se gli conviene chiedere il consolidamento delle ore nel contratto.

Stipendio part-time in apprendistato

L’apprendistato può essere svolto anche a tempo parziale, nei limiti fissati dal contratto collettivo (nel commercio almeno il 60% dell’orario pieno, cioè 24 ore). La retribuzione dell’apprendista si calcola con le regole previste dal CCNL, di solito tramite un inquadramento inferiore o una percentuale della retribuzione del livello finale, e poi viene riproporzionata alle ore.

Sul netto c’è un vantaggio in più: l’apprendista versa contributi a proprio carico più bassi rispetto al dipendente ordinario (il 5,84% invece del 9,19%), quindi a parità di lordo il netto è leggermente più alto. Per il resto valgono le stesse regole fiscali di qualsiasi lavoratore dipendente, compresi trattamento integrativo e cuneo.

Contratto a tempo indeterminato o determinato: cambia lo stipendio?

No. A parità di livello e di ore, il part-time a tempo indeterminato e quello a tempo determinato hanno la stessa retribuzione, perché il principio di non discriminazione vale sia per il tempo parziale sia per il termine. Cambiano altre cose, come la stabilità del rapporto, l’accesso al credito e, in caso di cessazione, la tutela della NASpI per i lavoratori part-time.

Lavoro domestico: un calcolo diverso

Colf, badanti e baby sitter part-time hanno regole proprie. Il CCNL del lavoro domestico fissa minimi orari per livello, i contributi INPS si pagano a ore secondo fasce di retribuzione e lo stipendio non transita da un sostituto d’imposta: la famiglia non trattiene Irpef e il lavoratore regola le tasse con la dichiarazione dei redditi. I minimi 2026 e gli esempi di calcolo sono nella guida al contratto part-time per colf e badanti.

Due contratti part-time: attenzione al conguaglio

Chi ha due lavori part-time deve fare i conti con un rischio che il singolo stipendio non mostra. Ogni datore di lavoro calcola le trattenute come se quello fosse l’unico reddito, quindi entrambi applicano la detrazione piena e, se ne ricorrono i requisiti, il trattamento integrativo e la somma del cuneo. Sommando i due redditi, però, si può superare la soglia dei 15.000 euro o dei 20.000 euro, e con la dichiarazione dei redditi parte di quanto ricevuto va restituito.

Per evitare sorprese si può comunicare a uno dei due datori di lavoro di non applicare le detrazioni o il trattamento integrativo, oppure mettere da parte una quota del netto. L’argomento, con un esempio di calcolo completo, è trattato nella guida su come gestire due lavori part-time; per gli aspetti generali sulla compatibilità tra impieghi c’è invece la guida al secondo lavoro.

Contributi e pensione: il rovescio della medaglia

Un netto vicino al lordo è una buona notizia nell’immediato, ma i contributi versati restano proporzionati allo stipendio ridotto. Questo ha due conseguenze. La prima riguarda l’importo della pensione, che con il sistema contributivo dipende da quanto si è versato. La seconda riguarda il minimale contributivo orario: se la retribuzione è molto bassa, l’INPS considera comunque una retribuzione minima per l’accredito dei contributi, ma settimane con importi inferiori alla soglia annua possono valere meno ai fini del diritto alla pensione.

Una buona notizia arriva dalla legge 178/2020: per il part-time verticale e ciclico, anche i periodi non lavorati compresi nel contratto contano per maturare il diritto alla pensione. Per un quadro più ampio su vantaggi e svantaggi del tempo parziale si può tornare alla guida principale sul contratto part-time.

Come calcolare il tuo stipendio part-time netto

Per una stima personale si può seguire lo stesso percorso della tabella. Si parte dalla retribuzione lorda mensile del tempo pieno del proprio livello, si moltiplica per il rapporto tra le proprie ore e quelle del full-time e si moltiplica il risultato per il numero di mensilità. Al lordo annuo si toglie il 9,19% di contributi e sul reddito che resta si calcola il 23% di Irpef, sottraendo poi la detrazione per lavoro dipendente. A questo punto si aggiungono il trattamento integrativo, se il reddito è tra 8.500 e 15.000 euro, e la somma esente del cuneo, se il reddito non supera i 20.000 euro.

Il risultato andrà poi corretto per le addizionali locali, per eventuali familiari a carico (che aumentano le detrazioni) e per i mesi effettivamente lavorati, perché detrazioni e trattamento integrativo si rapportano al periodo di lavoro. Per una verifica precisa conviene chiedere una simulazione al consulente del lavoro dell’azienda o al CAF prima di firmare il contratto.

Domande frequenti sullo stipendio part-time

Quanto si prende con un part-time a 20 ore?

Dipende dalla retribuzione del livello. Con un tempo pieno da 1.800 euro lordi su 40 ore, il part-time a 20 ore vale 900 euro lordi al mese e, secondo le regole fiscali 2026, circa 915 euro netti medi su 13 mensilità, addizionali escluse. Il netto è vicino o superiore al lordo grazie al trattamento integrativo e al taglio del cuneo.

Quanto si guadagna con un part-time a 24 ore?

Sullo stesso esempio, 24 ore settimanali corrispondono al 60% del tempo pieno: 1.080 euro lordi al mese e circa 1.050 euro netti medi su 13 mensilità.

Quanto prende un part-time a 18 ore?

Con un tempo pieno da 1.800 euro, 18 ore valgono 810 euro lordi al mese. Il netto medio stimato è di circa 848 euro, perché trattamento integrativo e somma esente del cuneo superano Irpef e contributi.

Quanto si prende con un contratto da 8 ore settimanali?

Otto ore sono il 20% di un tempo pieno a 40 ore: sull’esempio da 1.800 euro, 360 euro lordi e circa 350 euro netti al mese. Su questi importi non si paga Irpef.

Il netto del part-time è proporzionale a quello del tempo pieno?

No. Il lordo è proporzionale alle ore, il netto no. Sui redditi bassi le detrazioni azzerano o riducono molto l’Irpef e intervengono trattamento integrativo e cuneo, quindi un part-time al 50% porta a casa ben più della metà del netto di un full-time.

Lo stipendio part-time a tempo indeterminato è diverso?

No, a parità di livello e di ore la retribuzione è la stessa del part-time a tempo determinato. Il contratto a termine non può prevedere condizioni economiche peggiori.

Il part-timer ha diritto alla tredicesima?

Sì. La tredicesima, e la quattordicesima dove prevista, spettano anche al part-time e sono calcolate sulla retribuzione ridotta.

Il trattamento integrativo spetta anche al part-time?

Sì, alle stesse condizioni di qualsiasi lavoratore dipendente: reddito tra 8.500 e 15.000 euro e imposta lorda superiore alla detrazione da lavoro dipendente ridotta di 75 euro. Viene pagato direttamente in busta paga, fino a 100 euro al mese, e va rapportato al periodo di lavoro.

Con due part-time rischio di dover restituire qualcosa?

Sì, se ciascun datore di lavoro applica detrazioni piene, trattamento integrativo e cuneo e la somma dei redditi supera le soglie previste. In quel caso la differenza viene recuperata con la dichiarazione dei redditi. Si può evitare chiedendo a uno dei due datori di non applicare alcune agevolazioni.

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